Filed under: Ambiente, Brescia, Politica, Radio Popolare, Salute | Tag: ex cava Piccinelli via Cerca radioattività Cesio 137 emergenza falda acquifera Brescia contaminata
EMERGENZA CESIO 137: UN NAUFRAGIO A VISTA

Brescia, ex cava Piccinelli
A quattro mesi dalla relazione di Arpa Lombardia in cui si legge: “Non si può escludere l’assenza di contaminazione da Cesio 137 della matrice acque sotterranee” dell’ex cava Piccinelli di via Cerca 45, ancora non sappiamo se tale contaminazione sia effettivamente avvenuta.
I due piezometri rimasti (pozzi per analizzare lo stato di inquinamento delle acque) non hanno rilevato presenza di Cesio 137 nella prima falda: ma l’Arpa sottolinea che “risulta impossibile stabilire l’attuale direzione di flusso della falda e quindi la significatività del piezometro” stesso.
Anche se la prima falda risultasse contaminata dal Cesio 137, l’acquedotto della città ha la fortuna di rifornirsi dalla seconda falda, quella più profonda. Ma il Comune e gli enti preposti alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica al momento non sanno se le due falde siano in comunicazione oppure no.
Anche se l’acquedotto civico non pesca l’acqua dalla falda superficiale, alcune case che non sono collegate alla rete idrica di A2A si riforniscono invece proprio dalla prima falda; e l’acqua per l’irrigazione dei campi e destinata ad usi industriali continua ad essere recuperata dalla prima falda in questione.
Possiamo quindi affermare che allo stato attuale i cittadini bresciani non sanno se l’acqua che esce dal loro rubinetto sia contaminata dal Cesio 137; possono solo sperare che non lo sia, perché A2A e le autorità di controllo non cercano abitualmente tracce di isotopi radioattivi nella rete idrica. Invece c’è la concreta possibilità (una “probabilità” secondo l’Arpa) che le rogge e i campi intorno all’ex cava Piccinelli siano radiocontaminati.
Negli ultimi anni un numero imprecisato di persone sono entrate nel sito contaminato e hanno raggiunto la zona in cui le radiazioni arrivano a superare di 500 volte il fondo naturale (l’Asl riporta valori 30 volte superiori alla norma, ma ha misurato la radioattività a 1 metro dal suolo, mentre la Nucleco (società specializzata del gruppo Sogin) ha trovato valori 500 volte superiori a pochi centimetri dal suolo. Non risulta però che il bombardamento risparmi le piante dei piedi).

- 50 microSievert l’ora rilevati all’ex cava Piccinelli
Sono valori molto alti, simili a quelli rilevati nella zona di alienazione di Chernobyl dopo il disastro nucleare del 1986. Anche se le radiazioni dovrebbero essere confinate all’interno dell’ex cava (come affermano le autorità) chi può assicurare che l’ecosistema non sia stato interessato dalla contaminazione in questi 20 anni? Chi può escludere che gli animali e le piante cresciute sopra le polveri di Cesio 137 (piante tagliate pochi giorni fa dall’Arpa, ma che non sappiamo con quali precauzioni sono state smaltite) non siano divenuti essi stessi radioattivi?
Riscontrata l’assenza di una diagnosi certa della situazione, resta del tutto oscura la prospettiva di una messa in sicurezza del sito e di una sua bonifica. La spesa sarà di alcune decine di milioni di euro. L’amministrazione comunale si propone di sapere se la contaminazione delle acque è avvenuta dandosi tempo sei mesi, dopo tre anni di completo abbandono. Se dovesse accadere qualcosa sarà la Protezione Civile a dover intervenire.
ascolta il servizio andato in onda su Radio Popolare il 12/01/12
ascolta il servizio che ha denunciato la situazione della cava Piccinelli, il 07/06/11
Filed under: Politica, Società | Tag: Erri De Luca immigrazione Che tempo che fa Fabio Fazio 08 10 2011, l'Odissea Napoli e dintorni, Lampedusa Troia Robinson Crusoe Moby Dick Conrad Sinbad saltatori di fili spinati acrobati caffé corretto bussando alla finestra
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Dedicato a noialtri
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Erri De Luca a "Che tempo che fa", 08-10-11
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Abbiamo amato l’Odissea,
Moby Dick, Robinson Crusoe,
i viaggi di Sinbad e di Conrad.
Siamo stati dalla parte dei corsari
e dei rivoluzionari.
Cosa ci fa difetto,
per non stare con gli acrobati di oggi,
saltatori di fili
spinati, e di deserti
accatastati in viaggio
nelle camere a gas delle stive,
in celle frigorifere, in container,
legati ai semiassi di autocarri?
Cosa ci manca,
per un applauso in cuore,
per un caffè corretto,
al portatore di suo padre in spalla
e di suo figlio in braccio
portato via dalle città di Troia,
svuotate dalle fiamme?
Benedetto il viaggio che vi porta,
il mare rosso che vi lascia uscire,
l’onore che ci fate
bussando alla finestra.
Erri De Luca
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Grazie ad Erri De Luca.
Filed under: Politica, Società | Tag: Operai Irisbus Iveco sardegna forconi disoccupazione giovanile giovani lavoratori atipici Silvio Berlusconi, Violenza manifestazione corteo studenti Corriere.it Corriere della Sera Nino Luca diretta Roma Gelmini
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Chi ha paura della violenza?
Tornano in piazza gli studenti e basta la vista di un po’ di sciarpe sul viso di alcuni diciottenni per far perdere la testa ai giornalisti.

La diretta di Corriere.it sulla manifestazione studentesca
«Condannate la violenza? Non ho sentito neanche una parola di condanna…tu hai una faccia pulita, ti dissoci?». Sono le domande di Nino Luca, in diretta da Roma per Corriere.it.
In un paese ormai in caduta libera, chiedere di condannare la violenza senza fare nulla per scongiurarne il ricorso è un esercizio quasi più pericoloso della violenza stessa. La violenza, in Italia, non è ancora arrivata. E non saranno certo gli studenti medi a sconvolgere il nostro paese.
Quando scoppierà la scintilla tra i 1400 operai colpiti dalla chiusura dell’Irisbus Iveco; quando i cittadini sardi che da un anno parlano di scendere in piazza «con i forconi» decideranno che è arrivato il momento; quando i profughi detenuti ingiustamente e gli altri migranti, sfruttati e sottomessi, anziché arrampicarsi sulle gru e sui tetti decideranno di ribellarsi;
quando l’esercito dei lavoratori atipici e dei giovani disoccupati, anziché competere tra loro o deprimersi nel privato scateneranno la loro rabbia per le strade, come i loro coetanei di Londra, Parigi, il Cairo o New York; allora potremo dire che in Italia è arrivata la violenza. Non sarà un bello spettacolo.

La diretta di Corriere.it
Il contrario della violenza è la politica. La crescita degli spazi di democrazia, il ritrovato rapporto con la politica a tutti i livelli, il rispetto per il nostro Parlamento e per le istituzioni repubblicane, un governo che in questa tempesta tuteli il lavoro, l’istruzione e la ricerca, la solidarietà sociale.
Per questo è necessario che tutti i soggetti democratici, i partiti, le realtà sociali, la stampa, i sindacati, facciano appello a tutte le loro risorse per far cadere questo governo. Inutile altrimenti preoccuparsi per la violenza alle porte. L’altra faccia della violenza che minaccia di travolgerci è l’occupazione a oltranza delle istituzioni da parte di Silvio Berlusconi e del suo governo.
Filed under: Internazionale, Politica, Radio Popolare, Sanità, Società, Stampa | Tag: Brescia Val Camonica ispettori Onu alto commissariato rifugiati, K-Pax Cgil Radio Popolare Le Monde Arté Tv Repubblica, Montecampione Baite 1800 metri profughi Libia Lampedusa 116 richiedenti asilo Artogne
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I profughi della Libia deportati a 1800 metri
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Montecampione (BS), hotel "Le Baite", 1800 m s.l.m.
Sono 116 profughi che vengono dalla Libia pre-rivoluzione. Deportati da Lampedusa a Montecampione, e abbandonati vicini agli impianti di risalita. Hanno problemi di salute, freddo, isolamento. Non hanno cure adeguate né contatti con il mondo. E tra poco, lassù, arriverà l’inverno.
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Quello che, tornante dopo tornante, appare sempre più chiaro salendo verso le Baite di Montecampione, è che solo una mente malata poteva scegliere questo luogo come rifiugio per 116 profughi africani. Un hotel perso tra le piste da sci, vicino agli impianti di risalita fermi e a impraticabili canaloni. Il primo paese a 20 km.
Il problema è se si tratti di una fantasia malata o, piuttosto, di una fantasia criminale. Se sia cioè una semplice noncuranza, un cinico adeguamento alle leggi del mercato (un albergatore dà la disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo desideroso di intascare i 46 euro pro capite al giorno di soldi pubblici, e le autorità si levano il problema) oppure se siamo di fronte a una sorta di deportazione nemmeno tanto mascherata.
Ormai ne ha parlato persino la stampa internazionale, da Le Monde al Guardian, alla televisione francese Arté. I francesi hanno scomodato l’Overlook Hotel di Shining (il film di Stanley Kubrick), e vagando per i locali dell’albergo, a sedersi al bancone dello spettrale punto di ristoro abbandonato, si può tranquillamente immaginare di incontrare il barman Lloyd.

Jack Nicholson in Shining, Stanley Kubrick, 1980
Ma purtroppo c’è poco da sorridere, tra i profughi abbandonati alle Baite: ci sono diversi malati, che ricevono cure inadeguate. Il freddo li sta già mettendo a dura prova, e non siamo che in estate. L’impressione è che per il governo e le autorità locali, queste persone potrebbero rimanere tranquillamente a morire di freddo: l’abbigliamento adatto alla montagna è stato recuperato dai generosi e validi volontari che si sono presi in carico la situazione. Ascolta il reportage da Montecampione:
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Filed under: Radio Popolare, Sanità, Società | Tag: cure, ora deve pagare il conto Caritate Christi Compulsi onlus Massimiliano Nicolini, Ospedale Civile Brescia Spedali Civili azienda ospedaliera bambina albanese Deliada Bresciaoggi cancro tumore astrocitoma pilocitico copertura sanitaria permesso soggiorno 49000 mila euro sospese le c, reparto pediatria pediatrico, Silvia Ghilardi La piccola è stata curata
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Bambini stranieri «espulsi» dall’ospedale di Brescia

Le storie di Marash e Deliada, bambini albanesi malati di tumore lasciati senza cure perché senza copertura sanitaria. Succede all’Ospedale Civile di Brescia. Che differenza è rimasta tra l’Italia e gli Stati Uniti?

Capita sempre più spesso di rimanere attoniti di fronte alla scomparsa di qualsiasi senso civico, di qualsiasi residuo d’umanità. Persino nella – un tempo – cattolica Brescia, città di accoglienza in cui dove non arrivava la giustizia sociale vi era almeno sempre un po’ di carità cristiana.
Ma ormai nessuno più, nemmeno nel mondo cattolico, esita ad espellere i bambini dalla mensa scolastica se non pagano la retta, ad abbandonarli a piedi se sono in ritardo con le rate dello scuolabus, e addirittura a sospenderne le cure all’ospedale se sussiste un dubbio sulla copertura sanitaria.
Sono numerosi i casi di bambini lasciati in una corsia dell’ospedale senza esami e senza cure perché non possono pagare il conto alla struttura sanitaria. Di solito le associazioni lavorano affinché queste situazioni si risolvano positivamente, ma a volte l’arroganza degli amministratori riesce a far adirare anche realtà come la Caritate Christi Onlus. Ascolta la storia dei due bambini albanesi lasciati senza cure nel reparto pediatrico del Civile:
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Filed under: Radio Popolare, Società | Tag: Brescia discarica rifiuti speciali Rezzato cava Castella Gaburri Buffalora CodiSa, Valerio Beccalossi Marco Dotti Provincia Brescia
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Brescia, la pattumiera più ricca d’Italia

Il progetto di una nuova discarica di rifiuti speciali a Rezzato, in provincia di Brescia. 2 milioni di metri cubi di rifiuti da stoccare in otto anni. Transito di 92 mezzi pesanti al giorno. E tra i rifiuti: terreni contaminati, vernici, carcasse animali, percolato.
Non basta il livello inquietante di morti di cancro che si registra nella zona sud-est di Brescia a convincere gli amministratori locali, dai comuni alla Provincia alla Regione Lombardia, a bloccare i progetti delle nuove discariche nel capoluogo lombardo.
Se il progetto approvato pochi giorni fa non troverà opposizione, arriveranno a Brescia da tutta Italia due milioni di metri cubi di rifiuti speciali come scarti alimentari, carcasse animali, derivati del petrolio e del carbone, rifiuti dell’industria chimica, inchiostri, pitture e vernici, fanghi di fognatura, terreno contaminato.
Il conferimento continuerà per almeno otto anni, e potrebbe confliggere con l’altra grande discarica della zona: quella di amianto di San Polo, in via Brocchi (80 mila metri cubi), cui il Tar ha dato via libera a fine giugno. Nello studio di impatto ambientale si legge, a pag. 92: «In rapporto ai dati relativi alla mortalità…la realizzazione della nuova discarica non comporterà nessuna alterazione significativa rispetto alla situazione attuale rilevata».
Dato che stiamo parlando di una zona in cui la mortalità è estremamente elevata, bisogna dedurne che contribuirà fortemente al peggioramento della salute pubblica dei cittadini. Ascolta l’approfondimento e l’intervista a Valerio Beccalossi del CodiSa (Comitato Difesa Salute e Ambiente):
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Filed under: Politica, Radio Popolare, Società | Tag: Marino Ruzzenenti Un secolo di cloro e PCB 2001 Jaka Book, Monsanto USA Anniston Caffaro Brescia disastro ambientale responsabilità istituzioni locali Comune Asl dott. Edoardo Bai Nesltè Abbiategrasso 1976 latte polvere PCB, Trezzano sul Naviglio sindaco Brescia diossina Seveso Corsico milanese
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Caffaro: un avvelenamento colposo col nulla osta delle istituzioni

Campagna contro la Monsanto negli USA
La Monsanto sapeva della tossicità dei PCB dal 1937. La Caffaro, documenti alla mano, dal 1970. Le autorità a Brescia sicuramente dal 1976. Ma la produzione è continuata fino al 1984. E la popolazione l’ha saputo solo nel 2001
Fa un certo effetto ascoltare la denuncia del dott. Edoardo Bai, ufficiale sanitario nel milanese che nel 1976 si trovò di fronte a un vero e proprio enigma: perché, improvvisamente, il latte della Nestlé di Abbiategrasso conteneva quantità elevate di PCB?
Non c’era nessuna fabbrica, nelle vicinanze, cui potesse essere ragionevolmente imputato l’inquinamento. Al termine di una difficile indagine, il dott. Bai giunse a una conclusione sconcertante: la longa manus criminale della Caffaro di Brescia era arrivata ad avvelenare anche i campi del milanese.
Dalla testimonianza resa da Bai ai microfoni di Radio Popolare emerge un’esplicita volontà delle istituzioni a livello nazionale e locale di non intervenire, nonostante la dettagliata denuncia (elaborata insieme al Consiglio di Fabbrica) dell’Asl milanese nel 1976.
Anniston (USA): un pesce al PCB
Il 1976 è uno dei casi più clamorosi di questo inquietante «consenso totalitario» di cui la Caffaro ha goduto ben oltre l’emersione del «caso» nel 2001. Anche se dai documenti dell’archivio Caffaro si apprende che la Monsanto aveva esplicitamente informato i dirigenti della fabbrica, nel 1970, dell’estrema tossicità dei PCB, invitandoli a impiegarli esclusivamente in sistemi chiusi (trasformatori) per scongiurarne la dispersione nell’ambiente.
La stessa Monsanto sapeva della tossicità dei policlorobifenili dal 1937, com’è emerso dall’archivio della fabbrica di Anniston (Alabama, USA) in seguito all’azione legale intrapresa (e vinta) dai cittadini. A Brescia invece la magistratura ha chiesto l’archiviazione, e l’archivio di fabbrica non è mai stato aperto. Ascolta la testimonianza di Edoardo Bai alla Radiosveglia:
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Filed under: Politica, Radio Popolare, Società | Tag: Brescia caso Caffaro decennale PCB acqua potabile acquedotto di Brescia fonte Mompiano inquinamento falda tetracloruro carbonio cromo esavalente, Marino Ruzzenenti Radio Popolare Radiosveglia
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Brescia a rischio acqua potabile

Lo splendido acquedotto romano alimentato dalla fonte di Mompiano (sito a2a)
Brescia era la città delle mille fontane, simbolo di ricchezza e di accoglienza. Ma quell’acqua è inquinata da un cocktail di sostanze cancerogene, e ora la città rischia di rimanere senz’acqua potabile.
È questa la denuncia dello storico Marino Ruzzenenti ai microfoni di Radio Popolare, a dieci anni dall’emersione del «caso Caffaro»: l’acqua di Brescia è piena di cromo esavalente, tetracloruro di carbonio, solventi clorurati, tri-tetracloroetiline, cloroformio e bromoformio. Certo, disciolti nell’intera rete idrica, e sempre sotto i limiti di legge, come precisa anche il vicepresidente di Legambiente Carmine Trecroci.
Ma non esiste un limite al di sotto del quale l’esposizione a queste sostanze non determini un rischio per la popolazione. Semplicemente, nell’acqua che beviamo, non dovrebbero esserci. In diversi pozzi della zona sud della città, i limiti per il cromo esavalente sfiorano la soglia di legge oltre la quale l’acqua non può più definirsi potabile.
E molti altri pozzi sono già stati chiusi perché hanno superato abbondantemente tali limiti. Legambiente, sentito il parere dei tecnici di Asl, Arpa e Ato (Autorità Ambito Territoriale Ottimale), ritiene che se non verranno avviate le adeguate bonifiche dei siti inquinati e della falda bresciana, nell’arco di due anni «ci sarà un deterioramento molto significativo della qualità dell’acqua potabile». Un modo prudente per dire che la città rischia di non poter attingere più alla sua falda acquifera. Ascolta l’intervista a Marino Ruzzenenti e a Carmine Trecroci:
[Marino Ruzzenenti]:
[Carmine Trecroci]:
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Filed under: Politica, Radio Popolare, Società | Tag: caso Caffaro Brescia decennale PCB diossine Asl inquinamento bonifica Mario Campana operaio Francesco Vassallo Carmelo Scarcella Radio Popolare, Sergio Carasi Dipartimento Prevenzione Asl Caffaro Pietro Antonioli PCB latte materno livelli sangue Marino Ruzzenenti Chemosphere Environmental Research
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Caso Caffaro: Brescia dieci anni dopo (reportage, seconda parte)

la Caffaro
Il metodo più efficace, elaborato in questi dieci anni dall’Asl, per curare i lavoratori esposti ai veleni della Caffaro e gli abitanti contaminati è molto semplice: innalzare sistematicamente i livelli di guardia. Se il valore di PCB nel sangue, secondo la Società Italiana Valori, è di 7,4 microgrammi/l, a Brescia viene alzata a 20 microgrammi. Se si scopre che i PCB provocano danni alla salute, si pubblica il risultato della ricerca su una rivista internazionale, per acquisire prestigio presso la comunità scientifica, ma non si informano i diretti interessati né tantomeno la popolazione (dott. Francesco Vassallo, dott. Carmelo Scarcella, dott. Sergio Carasi).
È il caso, denunciato da Marino Ruzzenenti, della figlia del coltivatore Pietro Antonioli, che ha fornito all’Asl il suo latte materno ma non è mai stata informata dei risultati delle analisi, che registravano livelli abnormi di PCB. Avrebbe potuto almeno interromprere l’allattamento del suo bambino, ed evitare di trasmettergli, già nei suoi primi anni di vita, una quantità di veleno pari a quella che circolava nel sangue degli operai della Caffaro una volta andati in pensione.

Pietro Antonioli (altrabrescia.ning.com)
In via villa Glori, sono stati scelti per le analisi del sangue per il PCB gli abitanti che risiedevano in quella via da pochi anni, ed accuratamente evitati quelli che erano nati e cresciuti all’ombra della fabbrica. I lavoratori e i soggetti più a rischio non vengono più richiamati da diversi anni per i controlli sul PCB. Come potrà l’Asl sapere come evolve la presenza dei PCB nel sangue dei bresciani se non prosegue con le analisi, dato che è stato dimostrato che in alcuni casi il livello aumenta anziché diminuire, nonostante sia terminata l’esposizione diretta alla sostanza chimica? Ascolta la seconda parte del reportage:
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Caso Caffaro: Brescia dieci anni dopo (reportage, prima parte)

l'industria Caffaro, Brescia (ambientebrescia.it)
«Sono passati dieci anni ma è ancora come il primo giorno». Con queste poche, lapidarie parole l’agricoltore bresciano Pietro Antonioli ha riassunto i dieci anni che sono passati da quel 13 agosto 2001, quando due giornalisti di Repubblica pubblicarono in prima pagina un’inchiesta scioccante sulla città di Brescia (A Brescia c’è una Seveso bis, G. Maria Bellu, C. Bonini): tutto il Paese scopriva che il disastro ambientale che sconvolse Seveso nel 1976 non era il più grave e pericoloso incidente che l’industria chimica aveva causato alla popolazione. Antonioli, come altri agricoltori locali, a causa dell’inquinamento che la Caffaro aveva provocato ai suoi campi e alle bestie, aveva perso tutto.
Brescia, pur non avendo vissuto l’incubo della «nube» tossica di diossine, aveva accumulato negli anni livelli di inquinamento molto più alti nel terreno, nella falda acquifera, nella catena alimentare, nel sangue dei suoi abitanti. L’uscita del caso è dovuta alla ricerca dello storico bresciano Marino Ruzzenenti, che proprio dieci anni fa pubblicava il risultato del suo studio (Un secolo di cloro…e PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, Jaka Book, Milano 2001).
PCB, diossine, mercurio, solventi clorurati, cromo esavalente: si tratta di sostanze cancerogene, persistenti, che si accumulano nei grassi e vengono trasmesse ai figli attraverso l’allattamento. Radio Popolare si occuperà, per tutta questa settimana, della situazione di Brescia a dieci anni dall’emersione del “caso”. Tutte le mattine, alla Radiosveglia su FM 101.9 (Brescia) FM 107.6 (Milano) o in streaming sul sito, dalle 9.35 alle 10.00. Ascolta la prima parte del reportage:





