brace brace brace


L’oscenità di Israele
4 giugno 2010, 21:09
Filed under: Internazionale

Andrea Tornago

«Non c’è tragedia peggiore – scrive E. W. Said ne La questione palestinese – di essere le vittime delle vittime». È proprio chi conserva con dolore la memoria della Shoah a soffrire per la politica del governo israeliano e a reputare intollerabile la sua violenza e la sua arroganza.

Giorgio Agamben, con infinito rammarico, arriva a scrivere sul Manifesto (02/06/10):

Molti ricordano i versi della poesia «Fuga di morte» in cui Paul Celan evocava nel 1952 lo sterminio degli ebrei: «La morte è un maestro dalla Germania / ti colpisce con palle di piombo e ti colpisce preciso». È triste per chi, come me, è legato alla cultura ebraica, dover dire che oggi «La morte è un maestro da Israele». Ed è tanto più triste, perché i soldati che hanno attaccato le navi dei pacifisti hanno agito come guardiani del Lager in cui Israele ha trasformato la Palestina.

L’agghiacciante testimonianza dell’infermiera di bordo della Mavi Marmara, Jenny Campbell, getta ombre ancor più perverse sull’attacco all’imbarcazione turca: «ho trovato più di un corpo gettato in mare dai commandos israeliani e nei bagni della nave più di un cadavere con colpi di arma da fuoco alla nuca» (Ansa, 03/06/10). Inutile esplicitare quali sinistri metodi di esecuzione sommaria richiamano alla memoria le parole di Manolo Luppichini, il regista italiano rientrato solo ieri in Italia dalle carceri israeliane: «Un ferito non era in grado di alzarsi. Un soldato gli ha sparato alla testa davanti a tutti» (il Manifesto, 04/06/2010).

Il fantasma della Gestapo rincorre i soldati israeliani, mentre le parole del ministro della difesa Ehud Barak indicano un’angosciante mancanza di memoria per la sorte degli ebrei d’Europa: «Siamo in Medio Oriente, un luogo dove non c’è pietà per i deboli». E lo dimostra il video inviato oggi «per errore» dall’ufficio stampa del governo israeliano a diversi giornalisti, dal titolo Flotilla – We con the world:


La sua visione suscita a dir poco la nausea, e segna il vuoto morale, politico e culturale di Israele. Un vuoto umano. Anche David Grossman, che nella stupida guerra contro il Libano ha perso un figlio – cui era dedicato Ci sono bambini a zig-zag – sembra aver perso completamente il senno, all’indomani dell’assalto, su Repubblica: «Israele non ha inviato i suoi soldati a uccidere civili a sangue freddo, in pratica era l’ultima cosa che voleva che accadesse, eppure una piccola organizzazione turca, dall’ideologia fanatica e religiosa, ostile a Israele, ha arruolato alcune centinaia di pacifisti ed è riuscita a far cadere lo Stato ebraico in una trappola proprio perché sapeva come avrebbe reagito e fino a che punto era condannato, come una marionetta, a fare ciò che ha fatto» (01/06/10).

Intanto la nave irlandese Rachel Corrie, incurante del pericolo mortale che l’attende, fa rotta in queste ore su Gaza. Altro fantasma che perseguita gli israeliani, quello della giovane americana Rachel Corrie, uccisa il 16 marzo 2003 da un bulldozer dell’esercito che stava distruggendo – senza averne alcun diritto – la casa di una famiglia palestinese a Rafah: il conducente della ruspa l’ha volutamente schiacciata perché intralciava, con il suo giovane ed esile corpo e armata solo di un megafono, l’avanzata dell’occupazione israeliana in territorio palestinese.

L’oscenità di Israele sta raggiungendo livelli insopportabili, e viene quasi da dare ragione al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad quando afferma che «il regime sionista va verso la sua distruzione». Non per mano dell’Iran né degli altri stati arabi però, come vorrebbe lui, ma dannato dai suoi stessi orrori e dai suoi stessi fantasmi.

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