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Sguardi

Brescia, strada senza uscita

Andrea Tornago

Forse è vero, come dicono in molti, che i sei ragazzi sulla gru non hanno speranza. Sono in un vicolo cieco, ma il baratro che li attende ai due lati della stretta ossatura d’acciaio della gru non è solo il punto d’arrivo in cui si sono infilati, ma quello da cui venivano.

Brescia strada chiusa (foto Valeria Spadini per bracebracebrace)

Brescia strada chiusa (foto Valeria Spadini per bracebracebrace)

 

BRESCIA, servizio del 09-11-10

Ovunque si girino, un precipizio che li risucchia: il paese da cui sono scappati, spesso con viaggi terrificanti, non è più casa; quello in cui sono approdati offre loro sfruttamento e carcere. Hanno lavorato in nero, hanno vissuto in tuguri pagati come alberghi, sono stati soli in un paese straniero, hanno subito in silenzio il disprezzo di tanti italiani. Hanno sostenuto sforzi che superavano le loro possibilità economiche per pagare i contributi e le tasse in vista di una regolarizzazione, tasse che quasi nessuno degli italiani con un lavoro – e soprattutto con un’impresa – normalmente si degna di pagare.

Per questo ora sono saliti in cima a una gru. Non chiedono nulla in particolare, non cercano una soluzione tra le crepe della giurisprudenza italiana. Pongono una questione politica, a un livello più alto, cui né i sindacati, né le associazioni, né un paese andato a male come il nostro riescono a dare una risposta dignitosa. Ci vorrebbe semplicemente un altro governo, un altro parlamento, un’altra Italia, un’altra Brescia. Noi, sotto la gru, ci diciamo che non hanno scampo, che non c’è margine per una trattativa, che bisogna trovare il modo di farli scendere. Ma loro non hanno più niente da perdere e da lassù non torneranno indietro facilmente.

Noi non lo sappiamo e non lo speriamo, ma potrebbero aver messo in conto di sacrificare anche la vita. E se accadesse, in un incidente o per via di un gesto disperato, cosa ne faremo del nostro buonsenso, della nostra prudenza, del nostro rammarico per le mediazioni fallite?

intervista a don Fabio Corazzina (bracebracebrace)

«Quando una città arriva a sacrificare uno dei suoi, è perduta» (F. Corazzina)

Alla disperazione bisognerebbe offrire un rilancio tale da spostare gli equilibri e parlare direttamente al corpo politico del paese, altrimenti l’unica alternativa al blitz di polizia resta il loro terribile sacrificio, di cui saremo inevitabilmente responsabili.

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