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Brescia, day 17

Brescia

Dopo diciassette giorni i migranti scendono dalla gru

(foto bracebracebrace)

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Sono le ore 20.50 in piazzale Cesare Battisti a Brescia e un folto gruppo di persone s’è già raccolto ai piedi della gru nonostante la pioggia scrosciante quando tra applausi e urla, dopo diciassette giorni di occupazione, i quattro migranti scendono lentamente le scalette interne per trentacinque metri e toccano terra nel perimetro del cantiere della metropolitana. Quattro auto della Digos con la sierena accesa li aspettano per portarli in questura e in pochi secondi partono a tutta velocità per la salita del Castello.

Si conclude così, al termine di una tortuosa giornata di trattative segnata dal respingimento degli egiziani arrestati durante lo sgombero di lunedì 8 novembre, la lunga e coraggiosa protesta che ha tenuto per più di due settimane Brescia con gli occhi assestati a trentacinque metri d’altezza sopra l’imbocco di via San Faustino.

Da via Porta Pile (foto bracebracebrace)

Da via Porta Pile (foto bracebracebrace)

La situazione si è sbloccata dopo che gli avvocati Manlio Vicini e Sergio Pezzucchi, affiancati dai legali della Cgil, hanno potuto ricevere la tutela legale di Rachid, Saiad, Arun e Jimi e comunicare con loro dopo otto giorni di isolamento totale imposto da polizia e carabinieri. A riaprire una strada che sembrava ormai drammaticamente chiusa sembra essere stata proprio la valutazione attenta delle singole posizioni legali, effettuata solo ieri, dalla quale sarebbe emerso che nessuno dei quattro migranti sarà accompagnato alla frontiera o incarcerato.

Per quanto riguarda le richieste politiche invece, la trattativa è rimasta ai cinque punti siglati da Cgil, Cisl e Diocesi di Brescia in un documento proposto all’attenzione degli occupanti già nella tarda serata di domenica. Tutte le altre richieste sono state rigettate a più riprese dalla prefettura, soprattutto quella di estendere le condizioni accordate ai quattro anche a tutti gli altri migranti in attesa di regolarizzazione, e di bloccare i respingimenti dei loro fratelli egiziani rinchiusi nel Cie di via Corelli a Milano.

Niente da fare, l’aereo partirà alle 18 dall’aereoporto di Malpensa nonostante l’interessamento di due parlamentari, Francesco Barbato e Giuliana Carlino (Idv) che saranno anche clamorosamente fermati dalla polizia e portati in questura mentre si recavano a un incontro alla prefettura di Milano. Da Brescia si capisce che non si otterrà niente di più, e si comincia a lavorare per la discesa dei migranti. Umberto Gobbi, presidente dell’associazione Diritti per tutti, annuncia alle 19 a Radio Onda d’Urto che probabilmente i «fratelli» sarebbero scesi intorno alle ore 20 e rivolge un appello ai bresciani, siate presenti in tanti sotto la gru.

Arun, Rachid, Saiad e Jimi scendono dalla gru di via San Faustino da vincitori, dopo aver dato a tanti una lezione di coraggio e di dignità. Non avrebbero potuto ottenere di più, in questi mesi in cui il paese è senza governo e parlamento. Ma l’occupazione della gru resterà probabilmente nella storia, come prima lotta di una comunità di stranieri in Italia che alza la testa e impone ad un paese incattivito e distratto la propria soggettività politica e giuridica e il proprio bisogno di riconoscimento e di fratellanza.

Andrea Tornago

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