brace brace brace


Alex Zanotelli a Brescia incontra Arun e Jimi

Padre Zanotelli ai cattolici: «Il nostro posto è sulla gru»

Andrea Tornago

dal Bresciaoggi di lunedì 29-11-10

Alex Zanotelli, (foto Bresciaoggi)

Alex Zanotelli, (foto Bresciaoggi)

«Voglio lasciare un messaggio ai cristiani e ai cattolici bresciani: il nostro Dio è il Dio degli impoveriti, degli oppressi, degli schiavi, di quelli che non contano. Quindi se c’è da dare una mano a qualcuno oggi come cristiani in occidente, si tratta proprio di immigrati e rom»: padre Alex Zanotelli arriva sul sagrato della chiesa di San Faustino e non ha alcun dubbio su chi bisogna sostenere.

Ascolta la voce di Alex Zanotelli (audio brace brace brace):

Ma le porte della sala “Piamarta” non si aprono per accogliere il missionario comboniano venuto a salutare Arun, Jimi e gli altri migranti che hanno animato la protesta della gru. L’incontro si tiene al freddo, nell’imbarazzo generale, ma lui saluta tutti con grande calore: «Chiedo perdono e scusa a voi per come vi trattiamo noi italiani» dice padre Zanotelli ad Arun e Jimi, mentre loro gli ricordano i cinque punti dell’accordo stipulato per scendere e sottolineano che solo uno finora è stato rispettato, la possibilità di nominare il legale di fiducia, peraltro diritto fondamentale garantito dal nostro ordinamento: per ora niente presidio autorizzato (anche perché sta continuando quello in via San Faustino, replicano le autorità) e niente tavolo in prefettura.

Venerdì scorso il ministro dell’Interno Maroni era a Brescia a rinnovare il «Patto per la sicurezza», ma non ha incontrato gli immigrati che gliel’avevano chiesto, sebbene durante i diciassette giorni di occupazione della gru avesse dichiarato più volte «Scendete, e parleremo». «Non c’è da stupirsi – incalza padre Zanotelli -: il pacchetto sicurezza è espressione della Lega in Italia, cioè del razzismo. Neanche in apartheid in Sudafrica hanno inventato che una donna senza permesso di soggiorno che partorisce non può riconoscere il proprio bambino».

Padre Zanotelli nel 1987 fu cacciato dalla direzione di Nigrizia per aver denunciato gli interessi delle banche italiane nel commercio di armi in Africa e fu spedito dalle gerarchie ecclesiastiche per dieci anni in una discarica a Korogocho, in Kenia. Ricordando quell’esperienza in via San Faustino ringrazia il senegalese Arun per averlo «ospitato in Africa». Ad ascoltarlo ci sono cittadini bresciani e stranieri, molti impegnati fin dall’inizio nella battaglia per estendere a tutti gli irregolari la sanatoria riservata a colf e badanti, ma anche molti residenti incuriositi dalla sua presenza.

C’è «nonna Nerina», che i ragazzi della gru li ha conosciuti ascoltando Radio Onda d’Urto e ora li considera suoi nipoti, c’è il signor Salvatore, siciliano da quarant’anni a Brescia che mostra a tutti un cartello con una lettera di don Renato Piccini sullo sgombero dell’8 novembre scorso: «È con sgomento e con profonda sofferenza che ho assistito, impotente, al disprezzo e al massacro di ogni dignità della persona umana nella “cattolica Brescia”, con l’espulsione di persone che erano venute nella nostra comunità solo fidandosi della nostra sensibilità umana e cristiana». Salvatore giura che lui i preti se li mangerebbe, ma quel cartello lo vuol mostrare a tutti perché è insostenibile l’ipocrisia dei cristiani che votano Lega.

Dopo un’ora di colloquio Alex Zanotelli se ne va, fa troppo freddo. Abituato al clima keniota e, ora, a quello del rione Sanità a Napoli, dove vive e prosegue la sua missione, lascia in San Faustino una domanda che in molti si sono posti: ma i cattolici bresciani da che parte stanno?

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